10 piatti con nomi italiani che gli italiani non conoscono

Attribuire il nome di una persona a un piatto è un onore, un tributo, un omaggio al suo Paese natio, o perlomeno alla sua fama. Buffo però che questi piatti con nomi di italiani diffusi dalla Svezia a New York, dall’Ungheria all’Uruguay, siano pressoché ignoti, qui in patria.

Meringhe Rossini, piccioni alla Umberto I, sella d’agnello alla Paganini, torroncino Procope (in onore del siciliano Francesco Procopio de’ Coltelli, che introdusse le granite a Parigi nel 1686). Sono solo alcune delle ricette dall’evocativo nome italiano immaginate nel secolo scorso dallo chef Charles Ranhofer, del Delmonico di New York. Intanto a San Francisco si omaggiava con un “pollo Tetrazzini” la soprano Luisa Tetrazzini, in effetti soprannominata “l’usignolo fiorentino” (sempre di pennuti si tratta), la Larousse Gastronomique cita i “filetti di sogliola Marco Polo” con pesce, champagne, aragosta e pomodori, e in mezzo mondo si fa la “pizza Di Rosso” in nome del conte Enrico Di Rosso, il quale – si dice – scelse olive nere, melanzane e peperoni per emulare i colori dell’ordine cavalleresco di cui era a capo.
Che fame. E che fama. Noi italiani, in questo frangente, ne godiamo di riflesso, senz’altro merito che una tradizione gastronomica che tutto il mondo ci invidia. E, forse, un innato saper fare, universalmente riconosciuto. In alcuni casi queste ricette con nomi di battesimo italiani (e nulla di più) hanno avuto un tale successo da divenire celebri a livello internazionale. A nostra insaputa.

Fettuccine Alfredo
Fino alla metà del secolo scorso Alfredo Di Lelio serviva, nel suo ristorantino in via della Scrofa a Roma, delle ottime fettuccine al doppio burro e parmigiano. Alla sua fama contribuì la romanzesca storia d’amore tra Douglas Fairbanks e Mary Pickford, che lì fecero tappa nel 1920 e poi ne narrarono le delizie. Ristoranti Alfredo sono via via nati in tutti gli Stati Uniti, da New York (nel 1977) a Disney World in Florida, mentre le fettuccine Alfredo sono diventate una ricetta ubiquitaria, fatta anche con parmesan (la copia americana del Parmigiano Reggiano), panna, svariati addensanti e guarnita di pezzi di pollo o gamberoni, inconcepibili – per noi italiani – su un primo piatto!

Caesar Salad
La creazione di questo piatto è attribuita al ristoratore Cesare Cardini (1896-1956), che dal Lago Maggiore arrivò in California e poi a Tijuana, in Messico, per sfuggire al Proibizionismo. Sua figlia Rosa asseriva di ricordare il momento esatto in cui il padre inventò il piatto, il 4 luglio del 1924, quando la ressa di clienti fece fuori le scorte e lui si trovò a dover riempire ciotole e ciotole di cose rimaste dai tagli di cucina (lattuga, crostini di pane, pollo grigliato, parmigiano) guarnendo il tutto con limone, uova, aglio e salsa Worcester.

Caruso Sauce
È dedicato al tenore napoletano Enrico Caruso (1873-1921) questo sugo per pasta fatto con panna, cipolla, prosciutto, funghi ed estratto di carne, inventato negli Anni ’50 in Uruguay. Raymundo Monti, del ristorante Mario y Alberto di Montevideo, discendente di immigrati, voleva creare qualcosa ispirandosi alla tradizione italiana, e in quegli anni la fama del nostro cantante era ancora vivissima nel Paese sudamericano.

Frangipane
È una pasta dolce alle mandorle usata come ripieno in pasticceria e nelle torte, battezzata così sulla scorta del maresciallo Frangipane, nobile italiano vissuto nel XVII secolo a Parigi. A lui si attribuisce anche l’invenzione di un profumo, celebre all’epoca, basato sull’essenza di mandorle amare, molto amato da re Luigi XIII.

Lussekatter
Questi paninetti dolci svedesi sono chiamati così da Santa Lucia di Siracusa (283-304), la cui festività, il 13 dicembre, era una volta considerata la notte più lunga dell’anno e quindi la svolta verso la riconquista della luce. Il loro nome in svedese, “gatti di Lucia”, si riferisce alla sinuosa forma a S dei panini. Aromatizzati con zafferano e riempiti con uvette, sono un tipico dolce natalizio.

Garibaldi biscuits
Biscotti inglesi chiamati così in onore di Giuseppe Garibaldi (1807-1882), artefice dell’unità d’Italia, in seguito alla sua trionfale visita in Inghilterra nel 1864. Lì popolari da 150 anni, sono sandwich dolci composti da biscotti rettangolari con una farcitura di uvette schiacciate, consumati con il tè.

Uova alla Kapisztrán
Giovanni da Capestrano (1386-1456) fu un religioso italiano proclamato santo nel 1690. Figlio di un barone tedesco e di una dama abruzzese, stimato giurista, prese i voti e si dedicò a un’intensa attività evangelizzatrice in tutta Europa. Divenne un eroe nazionale ungherese a 70 anni, quando con la sua predicazione raccolse decine di migliaia di volontari per rompere l’assedio turco a Belgrado. Gli è stata intitolata una ricetta di uova in camicia, che però non si fa in Ungheria, ma nei “mozzarella bar” di Londra.

Macaroni Lucullus
Il generale romano Lucio Licinio Lucullo (ca. 106-57 a.C.) è stato forse il primo grande gastronomo del mondo occidentale. Dopo un vita di battaglie, si ritirò per adagiarsi in un’esistenza godereccia tra i suoi giardini e le cucine. Il suo nome è stato abbinato a molte opulente ricette di maccheroni, con tartufo nero, foie gras, asparagi, cuori di carciofo, animelle bovine, creste di gallo e Madeira, anche in timballo.

Pastilles
Sarebbe stato Giovanni Pastilla, confettiere di Maria de’ Medici (che, si dice, accompagnò a Parigi nel 1600 per sposare Enrico IV), l’inventore del pastigliaggio, procedimento per la creazione della pasta di zucchero. Creò delle tavolette zuccherine, antenate delle dolci pilloline colorate oggi chiamate “pastilles”.

Tortoni bisque
Nel 1804 l’italiano Giuseppe Tortoni rilevò a Parigi un locale aperto pochi anni prima sul Boulevard des Italiens, rinominandolo Café Tortoni. Fu un clamoroso successo, come ristorante e soprattutto come gelateria. Qui prese a riunirsi l’élite parigina: al mattino vi facevano colazione gli operatori di borsa, nel pomeriggio gli artisti sorseggiavano l’assenzio, la sera tutti gustavano i celebri gelati. Tra i clienti più famosi Offenbach, Alfred de Musset, Alexandre Dumas, Eugène Sue, i fratelli Goncourt e Barbey d’Aurevilly (autore del Du dandysme). Balzac citò il Tortoni nei suoi romanzi, il suo biliardo al secondo piano compare ne Il rosso e il nero di Stendhal, Proust vi fece riferimento più volte nella sua À la recherché du temps perdu, e Flaubert vi ambientò la scena dell’uccisione di Dussardier ne L’éducation sentimentale. I Tortoni bisque sono pirottini di crema pasticciera aromatizzata con amaretti, raffreddati fino alla consistenza di gelati e decorati con petali di mandorle.

fonte:magazine.expo2015.org

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  1. STORIA DI ALFREDO DI LELIO (NELLA FOTO CON JAMES STUART), CREATORE DELLE “FETTUCCINE ALL’ALFREDO”. LA SUA TRADIZIONE FAMILIARE CONTINUA PRESSO IL RISTORANTE “IL VERO ALFREDO” (NOTO ALL’ESTERO “ALFREDO DI ROMA” DI PIAZZA AUGUSTO IMPERATORE A ROMA

    Con riferimento al Vostro articolo Vi racconto la storia di mio nonno Alfredo Di Lelio (nella foto con James Stuart), creatore delle note fettuccine all’Alfredo.
    Alfredo Di Lelio, nato nel settembre del 1883 a Roma in Vicolo di Santa Maria in Trastevere, cominciò a lavorare fin da ragazzo nella piccola trattoria aperta da sua madre Angelina in Piazza Rosa, un piccolo slargo (scomparso intorno al 1910) adiacente all’attuale Galleria Colonna (ora Galleria Sordi).
    Il 1908 fu un anno indimenticabile per Alfredo Di Lelio: nacque, infatti, suo figlio Armando e videro contemporaneamente la luce in tale trattoria di Piazza Rosa le sue “fettuccine”, divenute poi famose in tutto il mondo.
    Alfredo Di Lelio inventò le sue “fettuccine” per dare un ricostituente naturale, a base di burro e parmigiano, a sua moglie Ines, prostrata in seguito al parto del suo primogenito. Il piatto delle “fettuccine” fu un successo familiare prima ancora di diventare il piatto che rese noto e popolare Alfredo Di Lelio, personaggio con “i baffi all’Umberto” ed i calli alle mani a forza di mischiare le sue “fettuccine” davanti ai clienti sempre più numerosi.
    La trattoria di Piazza Rosa é stata quindi “the birthplace of the fettuccine all’Alfredo”
    Nel 1914, a seguito della chiusura di detta trattoria per la scomparsa di Piazza Rosa dovuta alla costruzione della Galleria Colonna, Alfredo Di Lelio decise di trasferirsi in un locale in una via del centro di Roma, ove aprì il suo ristorante “Alfredo” che gestì fino al 1943, per poi cederlo a terzi estranei alla sua famiglia.
    Ma l’assenza dalla scena gastronomica di Alfredo Di Lelio fu del tutto transitoria. Infatti nel 1950 riprese il controllo della sua tradizione familiare ed aprì, insieme al figlio Armando, il ristorante “Il Vero Alfredo” (fino al 1995 “L’Originale Alfredo” e noto all’estero come “Alfredo di Roma”) in Piazza Augusto Imperatore n.30 (cfr. http://www.ilveroalfredo.it).
    Con l’avvio del nuovo ristorante Alfredo Di Lelio ottenne un forte successo di pubblico e di clienti negli anni della “dolce vita”. Successo, che, tuttora, richiama in tale ristorante un flusso continuo di turisti da ogni parte del mondo per assaggiare le famose “fettuccine all’Alfredo” al doppio burro servite -seguendo la tradizione di mio nonno, di mio padre Armando e di mio fratello- da me con le altrettante famose “posate d’oro”: una forchetta ed un cucchiaio d’oro regalati nel 1927 a suo nonno dai due noti attori americani M. Pickford e D. Fairbanks (in segno di gratitudine per l’ospitalità).
    Questa tradizione delle “fettuccine all’Alfredo” servite con le posate d’oro continua, quindi, a celebrare nel tempo -da oltre cento anni- la grande figura di Alfredo Di Lelio, quale unico ed esclusivo creatore di tale piatto, nato nella piccola trattoria di Piazza Rosa ed ora noto in tutto il mondo.
    Il nominativo di mio nonno Alfredo Di Lelio é ormai richiamato, sul piano storico, in molti siti internazionali che trattano le fettuccine all’Alfredo, compresi i siti e media USA anche in occasione della festa delle “fettuccine all’Alfredo” il 7 febbraio di ogni anno. Anche questa festa USA é una grande soddisfazione per la mia famiglia.
    Desidero precisare che altri ristoranti “Alfredo” a Roma non appartengono alla mia tradizione familiare.
    Vi informo che il Ristorante “Il Vero Alfredo” è presente nell’Albo dei “Negozi Storici di Eccellenza – sezione Attività Storiche di Eccellenza” del Comune di Roma Capitale.
    Grata della Vostra attenzione e dell’ospitalità nel Vostro interessante sito web, invio distinti saluti
    Ines Di Lelio
    Ristorante Il Vero Alfredo
    Piazza Augusuto Imperatore 30 Roma

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