il carnevale di Ivrea (la battaglia delle arance)

Il Carnevale di Ivrea nasce nel 1808 ed è uno dei più particolari al mondo. Non si distingue per le sfilate dei carri allegorici né per i costumi, ma per una singolare prerogativa: la Battaglia delle Arance.
I protagonisti dell’evento sono: la Vezzosa Mugnaia (eroina della festa), il Generale con lo Stato Maggiore, il Sostituto Gran Cancelliere, il Podestà e il corteo che sfila con le bandiere dei vari rioni rappresentati dagli Abbà (inizialmente giovani scapestrati che assumevano goliardicamente la carica delle massime autorità religiose, gli abati, ed oggi, invece, bambini scelti come rappresentanti dei vari rioni), i Pifferi e i Tamburi.

Tutto inizia il 6 gennaio con la sfilata dei gruppi dei Pifferi e dei Tamburi per le vie della città al suono della “diana” per annunciare l’inizio di una nuova edizione del Carnevale.

Dopo la sfilata, arrivati nell’atrio del Palazzo Civico, ha inizio la Cerimonia del passaggio dei poteri dove il Generale riceverà l’investitura ufficiale con consegna della sciabola e della feluca da parte del Generale uscente; dopo il pranzo ci si ritrova nella piazza di Città dove i Credendari salutano il Podestà alla presenza dei gruppi storici e giurano fedeltà.

Riparte il corteo formato da Alfieri, Pifferi e Tamburi, insieme ai personaggi storici, alla Scorta della Mugnaia, ai rappresentanti delle Squadre degli Aranceri, al Podestà e ai Credendari, verso il Duomo, dove ha luogo la Messa solenne, officiata dal Vescovo e davanti a tutte le componenti del Carnevale, dove avviene la Cerimonia della Consegna del Cero: il Podestà, accompagnato dai Credendari, donerà al Vescovo un cero votivo; si prosegue con la lettura del Giuramento, con omaggio al Podestà, ed infine parte il Corteo Storico.

La sfilata del corteo è rappresentata dal passaggio della Mugnaia. La sposa eporediese, che rappresenta la Vezzosa Mugnaia, sfila su un carro dorato indossando una veste di lana bianca, cinta da una fascia verde di seta su cui è appuntata una coccarda rossa con i simboli del Carnevale. Sulle spalle porta una mantella di ermellino ed in testa il berretto frigio a forma di calza di colore rosso. Insieme a lei, sul carro, damigelle, paggi ed attendenti che l’aiutano nelle operazioni di lancio di caramelle e rametti di mimosa.

Davanti al carro sfilano gli Alfieri con le antiche bandiere dei rioni, seguiti dal corteo a cavallo guidato dal Generale dietro cui sfilano gli ufficiali dello Stato Maggiore e le Vivandiere, che indossano le divise blu e rosse dell’esercito napoleonico; sempre al seguito anche il Sostituto Gran Cancelliere, che indossa un costume di velluto nero, con in testa una parrucca e il tricorno e in mano il “Libro dei Verbali”.

A questo corteo partecipano anche i giovani Abbà, vestiti di foggia medievale con in mano una piccola sciabola su cui è infilzata un’arancia, simbolo delle testa mozzata del tiranno. Dietro al carro della Mugnaia sfila la Scorta d’Onore che indossa la divisa verde del “Primo Battaglione Cacciatori”.

Il corteo è caratterizzato dalla presenza della banda municipale che esegue “La Canzone del Carnevale”, inno ufficiale della festa che celebra la rivolta popolare contro il tiranno. Ma la vera anima musicale della festa spetta alla Banda dei Pifferi e Tamburi, in uniforme con giubba rossa e pantaloni verdi, che marcia in testa al Corteo Storico eseguendo una serie di arie sette-ottocentesche sui pifferi costruiti in legno di bosco, ritmate dal suono dei tamburi e di una grancassa.

La Battaglia delle Arance rappresenta il momento più spettacolare. Ha per teatro le principali piazze della città e si svolge tra i carri “da getto” e le squadre che presidiano la piazza stessa.

I carri trasportano ciascuno un gruppo di dieci Aranceri e sono trainati da cavalli. Gli Aranceri indossano dei costumi imbottiti e portano sul viso delle maschere in cuoio, con grate in ferro, per proteggersi dal lancio delle arance, mentre ogni banda a piedi è formata da molte decine di Aranceri sia uomini che donne, che vanno all’assalto del carro cercando di colpire gli avversari sulla maschera protettiva, in modo che il succo delle arance entri loro negli occhi. Gli Aranceri “a piedi” indossano costumi con campanelli alle caviglie e casacche legate in vita, semiaperte sul davanti per contenere una buona provvista di arance e non hanno protezione per ripararsi dai colpi nemici.

Una speciale commissione (la giuria del “Premio Immagine”) valuta l’immagine dei carri e osserva, l’andamento della battaglia assegnando un premio alle bande a piedi ed ai carri da getto che, per ardore, tecnica e lealtà, si sono maggiormente distinti.
Dopo l’ennesima BATTAGLIA DELLE ARANCE, si procede con la lettura delle Classifiche e relative premiazioni delle Squadre degli Aranceri e dei Carri da Getto.

Il programma prosegue nelle due domeniche che precedono la festa con la cerimonia della Prise du drapeau, con quella dell’Alzata degli Abbà, e con la partecipazione del Generale e dello Stato Maggiore alle “fagiolate benefiche” organizzate nei quartieri periferici; altre cerimonie si celebrano il giovedì grasso.
Tra le manifestazioni rituali più interessanti va ricordata la cerimonia della Preda in Dora, in cui il Podestà, ripetendo un gesto risalente al Medioevo, lancia nel fiume della città un s.r.l.so, prelevato simbolicamente dai ruderi del Castellazzo, e proclama ad alta voce l’impegno cittadino ad opporsi a qualsiasi tirannia. Particolarmente suggestiva e spettacolare è la cerimonia dell’Abbruciamento degli Scarli (alti pali rivestiti di erica, simbolo di libertà conquistata), nei rioni della città. In serata, Abbruciamento dello Scarlo in presenza della Vezzosa Mugnaia, infine, Abbruciamento dell’ultimo Scarlo in Borghetto, Marcia Funebre e Saluto Tradizionale.

Fonte:www.aranciarosaria.eu

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