Scuola, la rivincita del panino. Sì al cibo fai-da-te: «La mensa non è un obbligo»

Tra i banchi di scuola torna il cestino preparato a casa da mamma. È la rivincita del panino – meglio – del vecchio pasto fai-da-te con cui la scuola dovrà fare i conti. Così molte mense italiane rischiano di ritrovarsi senza bambini.

MENSA ADDIO. A stabilirlo è il Consiglio di Stato che, dopo il Tar della Campania, ha dato ragione a un gruppo di genitori che si erano opposti al divieto imposto dal Comune di Benevento, guidato dal sindaco Clemente Mastella, di consumare a scuola cibi portati da casa. Il motivo? Un regolamento comunale non può limitare l’autonomia dei presidi né la libertà alimentare delle famiglie. Inoltre il divieto va in contrasto con una circolare del 2017, emanata dal Ministero dell’Istruzione, che dava indicazioni ai dirigenti scolastici per andare incontro alle famiglie sulla questione del pranzo da casa. E così il panino entra a scuola dalla porta principale. «Il Consiglio di Stato ha commentato infatti l’avvocato Giorgio Vecchione, legale dei circa 50 genitori che hanno presentato ricorso coha messo il suo sigillo sul diritto al pasto da casa in alternativa al servizio di refezione scolastica comunale, bocciando definitivamente il regolamento del Comune di Benevento».

SENTENZA NAZIONALE. Ma la sentenza ha valenza nazionale: potrà essere rivendicata e chiamata in causa in tutti i comuni dove le famiglie vanno in contrasto con le mense che operano nelle scuole comunali, perché non piace il servizio o perché non possono permetterselo.

TARIFFE E NUOVI COSTI. Ma quanto costa una mensa? In base all’ultimo rapporto di Save the Children (Non) Tutti a Mensa 2017 le tariffe vanno da quella massima, stabilita in base all’Isee, di 7,28 euro al giorno a Ferrara a quella minima di Palermo, pari a 0,30 euro.

LA NOVITÀ DELL’ANNO: TRA I BANCHI FRUTTA E VERDURA. Intanto dall’Europa arriva l’invito a tavola, a base di frutta e verdura, riservato alle scuole: l’Italia per l’anno scolastico 2018-19, avrà 20,9 milioni per la distribuzione di frutta e verdura e di 8,9 milioni per latte e prodotti lattiero-caseari, utilizzando fondi della Politica agricola comune anche per campagne di informazione sull’agricoltura.

di Lorena Loiacono
fonte:www.leggo.it

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